A proposito di questa immagine: 1139c968c65 Bozze per un romanzo
Capitolo 3

Ancora sdraiato su quel lettino in finta pelle, continuava a raccontare la sua vita. Continuava a racontare i suoi mille amori vissuti dietro la maschera del silenzio, nascosto da una maschera di timidezza che da sempre lo aveva contraddistinto. Era timido, e raramente riusciva a dire veramente quel che provava.
Ripercorreva con la mente gli anni della scuola: sembrava che se li fosse lasciati alle spalle per sempre, come se fosse passato chissà quanto tempo, eppure tornavano vivi nei suoi ricordi, raccontando a quell’uomo e al suo taccuino, che piano piano si riempiva di lettere e ricordi, di sensazioni, di pensieri trascritti su foglietti.
Ricordava i primi anni delle superiori, quando incontrò il suo primo vero amore. Quante sensazioni pervadevano la sua mente, viaggiavano nella mente e nel cuore, nelle vene e nel tempo che non lo ha più aspettato. Il mondo continuava lento nel suo cammino, ma lui non voleva correre. Lui voleva camminare, mano nella mano, con una persona, sempre con la stessa. Voleva correre per le strade, voleva ridere, guardare le vetrine, come miliardi di altre persone della sua età.
Il pensiero continuava a correre nelle sue parole, ma non si accorgeva che il dottore stava facendo scomparire in lui ogni minima traccia di ricordo, di pensiero, di quel pensiero che lo stava distruggendo. Lui non ci pensava.
Intanto si sfogava, parlando dei suoi ricordi, parlandone liberamente: ricorda quel primo amore dai capelli lunghi, ambito nella sua classe. Ricorda quel brivido quando quella ragazza si sedeva accanto a lui. Ricorda quel fuoco che sentiva dentro quando si guardavano negli occhi. Ma non poteva dimenticare la sua sofferenza nell’amarla in silenzio, per paura dei commenti altrui, per paura di compromettersi. Non poteva dimenticare quegli occhi, il suo odore e le sue mani così sensuali. Non poteva dimenticare la pelle bruna e i suoi baci caldi, come le sue carezze. Era una persona dolce, che non si è mai tirata indietro nell’aiutarlo.
Ci ripensava adesso, col senno di poi: gli è sempre stata vicino, non si è mai tirata indietro nel dargli una carezza e un bacio se ne aveva bisogno. Ma il problema era sempre quello. Lui la amava, per lei era solo un caro amico.
Il tempo passava, ma lui non se ne rendeva nemmeno conto: il dottore sudava. La sua fronte gocciolava di sudore. Si alzò dalla scrivania. Alzò la serranda ed aprì la finestra. Nella stanza si spandeva la luce azzurra di un cielo limpido, che infondeva serenità e calma. Lontano s’intravedeva la montagna azzurra e più in fondo gli uccelli nel cielo.
Continuò il suo discorso, continuò con i suoi pensieri: giunse così il momento di parlare del suo amore, di quello che (ancora per poco) considerava il suo amore. “Ancora per poco”, è vero, ma lui non se ne rendeva conto. Da lì a poco, il pensiero di lei sarebbe scomparso per sempre. Se un giorno l’avrebbe incontrata, non l’avrebbe più riconosciuta. Era l’unica soluzione plausibile per non soffrire più.
Era già tardi. Il dottore disse “per oggi penso possa bastare”. Ci rivediamo domani alla stessa ora. Mi racomando, la aspetto.
Lo salutò ed uscì dallo studio.
Il dottore rileggeva il suo taccuino, e ancora non credeva a quell’incredibile “caso di studio”, che mai, prima di adesso, gli era capitato. Aveva scritto quasi cento pagine, e finito un taccuino. Più rileggeva quei pensieri, più pensava che era la trama perfetta per un romanzo. Si fece una bella risata e passò al cliente successivo.
Lui intanto era fermo nel traffico cittadino: le sei del pomeriggio con il sole sulla macchina, bloccato nel tentacolare traffico della metropoli, quando tutti escoo dagli uffici e vanno verso casa. Non voleva rimanere nel traffico, non ne aveva proprio voglia. Se da un lato quei ricordi erano indispensabili per farlo guarire, dall’altro gli davano tanta tristezza.
Svoltò verso una stradina di campagna, silenziosa e solitaria, che lo avrebbe riportato a casa. Di certo era il percorso più lungo, ma era l’unica alternativa valida a quel traffico. E poi aveva bisogno di silenzio, del contatto con la natura.
Camminava piano per la lunga strada solitaria: il rumore del motore quasi non si sentiva. Sentiva soltanto il rumore delle foglie e il verso degli uccelli che cantavano tutto intorno. Quel silenzio lo faceva stare bene, e lo emozionava. Le lacrime cadevano da sole sul volante, ed il suo sguardo rimaneva fisso sulla strada da cui non passava nessuno. Curva a sinistra, poi la discesa, e ancora a destra. L’odore della campagna entrava nella sua auto, e lo rendeva felice e leggero. Finalmente s’immise nell’autostrada. Pochi chilometri e sarebbe arrivato a casa. Il tempo di un sorpasso e tutto tornava come prima. Era molto prudente, e camminava piano piano nella sua corsia, senza correre eccesivamente. Uno sguardo al paesaggio ma sempre vigile alla strada.
Eccolo lì: il tempo di posteggiare, e subito a casa.
Una doccia, rilassante: sentiva l’acqua scorrere sul suo corpo, lo scroscio delle gocce che cadevano giù, l’abbraccio morbido della schiuma su di se. Quella carezza morbida ricodavano le sue mani su di lui, il suo abbraccio, la sua tenerezza, la loro intimità. Poi , l’avvolgente morbidezza dell’accappatoio.
Il tempo di asciugarsi e mettersi il pigiama, l’apoteosi del relax.
Era finalmente giunto a casa, forse un pò migliorato da quei discorsi, da quanto aveva buttato giù.
Accese il PC: un rapido controllo della posta. Tre nuove e mail da parte dei colleghi. La loro simpatia spesso lo tirava sù e gli dava una mano ad andare avanti quando non aveva voglia di ridere. Rispose anche a loro.
Poi, si ricordò che da tempo non apriva il messenger. Doppio clic, username e password ed entrò. Una finestrella lo avvisava che “un nuovo contatto voleva aggiungersi” Non lo conosceva.
Fece doppio clic. Non poteva crederci….

(Continua)

Bozza per un romanzo : solo una cosa voglio aggiungere . Non pensate che davvero quanto ho raccontato sia la fotocopia di cose accadute realmente . Magari ho preso spunto , ma per tutto il resto è soltanto frutto della mia fantasia .
Questo racconto , come tutti quelli che seguiranno , sono PROTETTI DA LICENZA CREATIVE COMMONS LICENCE .
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Riferimenti: Capitolo 4